M.V.M.

Creato il
3/5/98.


Ancora su Lady Di:

Lady Di, adultera, vergine e martire.


Diana non era come Marilyn

MANUEL VÁZQUEZ MONTALBÁN

La Repubblica, 4 / 9 / 1997.


Il pubblico ama che gli idoli muoiano giovani per poter così mitizzare impunemente la loro breve memoria. L'idolo non avrà piú tempo per diventare differente e rimane intrappolato nella memoria collettiva, come una farfalla trafitta dallo spillone del collezionista.

Se fosse morta quarant'anni fa, Lady Di sarebbe stata paragonata a Cristo o ad Alessandro Magno, trentenni che per secoli hanno avallato la credenza che non meriti di superare il confine dei trentatré anni.

Ma in questi tempi di poca fede e per il semplice fatto di essere bionda, la principessa di Galles viene di continuo paragonata a Marilyn Monroe. No. Lady Di non era Marilyn Monroe e la nascita di questa nuova stella necro non deve essere costruita a scapito di Norma Jean.

Diana Spencer, Lady Di, ha posseduto il miglior paio di regali gambe femminili del mondo e insieme a questo merito può vantarsi di avere apportato al futuro un principe erede del Regno Unito, e di essere stata l'amante terminale di un disoccupato egiziano, il primo playboy d'Egitto, se non il primo playboy della Repubblica Araba Unita. Marilyn dovette passare per molti letti e per molti sedili posteriori di macchine di produttori di Hollywood per diventare la caricatura di se stessa, la sua vera, grande, geniale interpretazione. Anche Lady Di ha impiegato l'astuzia e il corpo per prosperare nella sua breve carriera di stella e arrivare a rappresentare la parte di principessa adultera ma vergine, un prototipo postmoderno da lei stessa disegnato e dal difficile futuro perchè non coincide con ciò che è monarchicamente corretto all'interno di un mondo ormai scarsamente monarchico.

Tra Lady Di e Marilyn vi sono enormi differenze di classe, di offerta proteinica e di consapevolezza del mondo. Marilyn non si sentí mai sicura del proprio successo e sono convinto che si sedette sempre in punta delle migliori poltrone, quasi temendo che da un momento all'altro arrivasse la governante o il maggiordomo a chiederle la carta di identità sociale. Le carni di Marilyn tendevano all'abbondanza e allo straripamento, a quell'incerta mollezza che le adolescenti povere recuperano quando non sono piú adolescenti e nemmeno povere. Di se stessa e dell'alterità sapeva che siamo venuti a questo mondo per essere il primo piatto, il secondo o il dessert e che passiamo l'intera vita nel tentativo di raggiungere la condizione di menú completo nel gran banchetto cannibalico per due.

Lady Di nacque invece già accomodata sulle migliori poltrone, fece ginnastica da camera e da palestra fin da quando smise di succhiare il latte della mamma e pensó sempre di meritarsi il meglio, fosse il principe erede del Regno Unito o il capitano della selezione inglese di rugby o il primo playboy d'Egitto, anche se lo era solo d'Egitto.

Marilyn resta tra di noi come il mito della bellezza avventizia, patetica e finalmente fallita. Lady Di si affermerà come il mito della prima principessa che rimase diverse volte diversamente nuda, e divertita, davanti a un mondo morboso e irreversibilmente plebeo. La parte piú profonda di Marilyn era la sua unicità, era lei stessa. Lady Di ha dato ragione al sospetto attribuito da alcuni a Valery e da altri a Oscar Wilde: la parte piú profonda dell'uomo, e della donna, è la propria pelle.

(Traduzione di Hado Lyria)


Ancora su Lady Di:

Lady Di, adultera, vergine e martire.